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Il Gigante Nero

Il cortometraggio "Il Gigante Nero", diretto da Francesco Di Giuseppe e prodotto da Piano Focale in collaborazione con Eikona Film, è un’opera di straordinaria delicatezza narrativa e visiva.


Protagonista della vicenda è il piccolo Pasquale che, seduto tra le poltrone dello storico Cinema Arlecchino, evoca l'incanto del giovane Steven Spielberg in The Fabelmans: si lascia catturare istantaneamente dalla magia primordiale del grande schermo, da quel puro effetto meraviglia che solo lo sguardo dell'infanzia sa cogliere fino in fondo.

Tuttavia, l’idillio iniziale viene bruscamente interrotto quando uno spettatore dalla stazza imponente si siede proprio nella fila davanti a lui, ostruendogli completamente la visuale e trasformandosi, agli occhi del bambino, in un insormontabile "gigante nero".


Selezionato tra le opere in gara al contest Punda Unchained organizzato da PundaMovie, il cortometraggio trova la sua vera forza nella capacità del regista di trasformare un banale contrattempo in sala in uno straordinario viaggio d'immaginazione in bianco e nero.

La penombra e l’atmosfera sospesa della sala cinematografica non generano nel piccolo protagonista rabbia o frustrazione; al contrario, diventano il catalizzatore perfetto per un’esplorazione fantastica ed emotiva, dove la temporanea privazione della vista stimola una meraviglia ancora più profonda: quella interiore.


Di Giuseppe, che firma la sceneggiatura a quattro mani con Pasquale Palmeri, dimostra una notevole maturità stilistica nel tradurre le percezioni dell'infanzia attraverso una grammatica visiva attenta ai dettagli, ai chiaroscuri e alla geometria dello spazio.

La macchina da presa si muove con eleganza e precisione tra le file del cinema, restituendo intatto quel senso di sacralità che solo la visione sul grande schermo sa conservare.


Più che il semplice racconto di un piccolo intralcio vissuto da un bambino, il film si rivela un’accorata e sincera dichiarazione d'amore verso la sala intesa come rito collettivo irripetibile.


In un’epoca dominata dalla fruizione domestica e dal consumo rapido di contenuti digitali — come le stories dei social media, destinate a dissolversi nel giro di qualche secondo o ad autodistruggersi in ventiquattr'ore — "Il Gigante Nero" ci ricorda la differenza sostanziale dell'esperienza cinematografica: le immagini del grande schermo non evaporano, ma si imprimono nella memoria e nel cuore dello spettatore.

La scelta d'autore di un raffinato ed espressivo bianco e nero aggiunge un ulteriore tocco di poetica eleganza a un racconto già di per sé vincente.


Un piccolo gioiello di sensibilità e amore per la Settima Arte, assolutamente da vedere e rivedere.


recensioni a cura di Nicolò Bottura

 
 
 

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