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Haiku 27

"Haiku 27", diretto da Nikolaj Servettini, è un horror psicologico viscerale che unisce la crudezza del cinema di genere italiano alle suggestioni allucinate e claustrofobiche del cyberpunk giapponese. Un mix esplosivo e visionario che non è passato inosservato: durante il contest Punda Unchained organizzato da Punda Movie, il corto ha infatti trionfato portandosi a casa i meritatissimi premi per il "Miglior Sonoro" e la "Miglior Fotografia".


Dimenticate spiegoni didascalici o monologhi teatrali. La sceneggiatura sceglie deliberatamente la via del minimalismo verbale, riducendo i dialoghi all'osso per favorire una narrazione puramente visiva e sensoriale.

In questo contesto, l'appartamento di Yori cessa di essere un semplice sfondo per trasformarsi nel perimetro fisico del suo isolamento e della sua mente profondamente dissociata.


La scrittura di Servettini non spiega, ma evoca attraverso simboli affilati e precisi: la poesia breve giapponese (l'haiku) rappresenta lo sfogo intimo, frammentato e malinconico del protagonista, mentre il numero 27 richiama inevitabilmente l'età critica delle rockstar tormentate, omaggiando la tragica maledizione del "Club 27".

La discesa negli inferi della dipendenza e dell'alienazione viene strutturata come la lotta senza quartiere di un samurai urbano contro un demone interiore, spogliando il racconto dai cliché del classico dramma sociale per abbracciare totalmente la chiave dell'incubo psicologico.


A giustificare i riconoscimenti tecnici interviene un comparto estetico e acustico di primissimo livello.

Da un lato, la Miglior Fotografia dipinge un mondo asfissiante, giocando con ombre marcate e atmosfere cupe che esaltano il senso di prigionia del protagonista.

Dall'altro, la colonna sonora "spacca" letteralmente lo schermo: il basso elettrico imbracciato da Yori diventa una vera e propria estensione organica del personaggio, uno scudo e un'arma terapeutica per esorcizzare i propri mostri.

Le distorsioni musicali e un sound design curato in modo maniacale amplificano il senso di minaccia, traducendo in frequenze acustiche l'astinenza, la paranoia e il caos mentale del ragazzo.


In sintesi, "Haiku 27" è un corto anarchico, sporco e cattivo nel senso più nobile del termine.

Un'opera che dimostra come si possa fare grande cinema di genere anche senza budget hollywoodiani, puntando tutto su idee forti, estetica graffiante e stile da vendere.


recensioni a cura di Nicolò Bottura

 
 
 

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