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Confini

Avete presente quelle sequenze cinematografiche così ipnotiche che continuereste a guardare all'infinito? Ecco: questo è esattamente ciò che ci è accaduto quando sullo schermo sono scorse le prime immagini di "Confini".


Siamo sinceri: al momento della visione non sapevamo assolutamente nulla di questo cortometraggio, della sua trama o dei suoi autori.


L'opera si è rivelata una splendida e inaspettata sorpresa, trasformandosi in autentica ammirazione quando abbiamo scoperto la genesi del progetto: la pellicola è stata interamente scritta, girata e montata nell'arco di sole 48 ore.


Un'impresa tecnica e creativa straordinaria, orchestrata dai giovani e talentuosi registi Simone De Cenzo e Michele De Rango. Insieme al loro affiatato team, gli autori sono riusciti ad affrontare una tematica delicata e complessa come la fine di un amore e la rottura della fiducia con una potenza visiva e un'intensità emotiva fuori dal comune, dimostrando che il grande cinema si fa con le idee e non necessariamente con budget vertiginosi.


L'idea di sviluppare un dramma relazionale interamente circoscritto all'interno dell'abitacolo di un'auto è un'intuizione di regia brillante e claustrofobica. Il veicolo cessa di essere un semplice mezzo di trasporto e si trasforma in un microcosmo soffocante, un limbo in cui i confini emotivi dei protagonisti vengono inevitabilmente travalicati.


A rendere la narrazione ancora più affascinante è la presenza dell'autista: ben più di un semplice guidatore, la sua figura si muove come un silenzioso e imperturbabile traghettatore. Presenza enigmatica che custodisce il viaggio dei due protagonisti verso un punto di non ritorno, l'autista sembra accompagnarli lungo un "fiume" di parole e silenzi, incarnando un passaggio inevitabile ed estetizzando la tensione della corsa. L'atmosfera nell'automobile si fa via via più cupa, tesa e quasi surreale: un lento climax fatto di sguardi evitati, silenzi asfissianti e un disperato desiderio di fuga, che conduce la narrazione dritta verso un momento della verità brutale.



Un grandissimo applauso va al trio di interpreti (Filippo Piazzoli, Giuseppe Rossiello e Giordana Sanfilippo) per la straordinaria chimica e la naturalezza d'attore. Una menzione di merito speciale va alla sequenza centrale del litigio: un momento straziante, autentico e viscerale, capace di trasmettere sottocute la tensione e il doloroso, definitivo distacco.


"Confini" è un piccolo e prezioso gioiello di ritmo, tensione e sensibilità registica, capace di catturare e paralizzare lo sguardo dello spettatore dal primo fino all'ultimo, indimenticabile secondo.


recensioni a cura di Nicolò Bottura

 
 
 

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